Riforme.
Non si sente altro.
Non ci si sente proporre altro.
Viviamo giorni difficili e delicati, dove si sta svelando tutto quello che in parte si sapeva e quasi totalmente ci era stato raccontato.
Il ruolo dell’informazione, ancora una volta, si spacca non tanto sulla linea del fatto separato dall’opinione, quanto sul portare in piazza tutto (se non anche troppo) e chi cerca non di nascondere, perché è ormai impossibile, quanto di mitigare, di sviare, di ammorbidire gli eventi.
La notiziabilità, soprattutto in certi telegiornali, è stata accantonata.
Ancora una volta, e forse nella maniera più eclatante, si evidenzia quanto il controllo dell’informazione sia vitale, pericolosa e da normare, soprattutto in un Paese in cui si vive un’anomalia come la nostra.
Fin dal 1990, quando la Legge Mammì, ratificò il duopolio che si sconta ancora oggi, non venne risolto il problema o la possibilità che qualsiasi editore potesse entrare in politica. Successivamente poco o nulla è stato fatto in tal senso e i risultati sono evidenti.
Il mio pensiero, però, non è tanto rivolto all’oggi, quanto al futuro: i consumi informativi, la ricerca delle notizie oramai si è spostato e si sta sempre più spostando in Rete. La Rete, questa sconosciuta, soprattutto per noi. Pochi investimenti, poche regole, poca conoscenza, talvolta una necessità più che un’opportunità.
Mi domando, per esempio, se non sia necessario pensare a una legge che impedisca agli Editori che operano nel Web di entrare in politica, oppure che abbandonino la loro attività, con tutte le garanzie previste in altri ordinamenti, se desiderano mettersi in gioco nell’arena politica.
L’accesso alla Rete comporta investimenti inferiori al mezzo televisivo, ha una potenza divulgativa esponenziali, ma, soprattutto, pone il problema non irrilevante delle fonti. E’ ben noto quanto ai giornalisti bruci il cosiddetto “citizen journalism” oppure quanto si rendano conto che un amico che blogga o twitta venga ritenuto più autorevole di un penna che ha superato anche l’esame di Stato e opera con grande professionalità e preparazione.
Il mio timore, in un Paese che è portato a pensare soprattutto a ieri, scarsamente all’oggi, per cui figuriamoci al domani finisca con il correre questo pericolo: un milionario (siamo nell’epoca dell’Euro) decide di investire massicciamente nel Web e può aprire tutte le testate che vuole, raccontando, volendo, quello che vuole.
Vogliamo correre questo rischio?
Ho come l’impressione che molti dei miei concittadini siano già alla ricerca del prossimo uomo a cui delegare tutto, come diceva Mario Monicelli, che gli italiani ce li ha raccontati con grande maestria.
Tlà