Ogni tanto, durante i miei seminari butto lì la battuta: “Facebook serve per dire che il gatto ha fatto la pipì sul tappeto, il cane ha le coliche e la relazione è complicata: il fatto è che ben altro”.
Qualcuno benevolmente sorride per la prima parte, mentre è più curioso sulla seconda.
E aggiungo: “Non venite a dirmi che Barack Obama ha vinto le elezioni perché era sul Social Network più famoso al mondo, come dicono i telegiornalisti”.
Ieri sera Peter Gomez, a un Gianluigi Paragone che faceva outing per non aver capito il fenomeno Grillo, rispondeva “Non era così difficile capirlo”. Già, non era così difficile, ma dipende da come ti poni e dove ti poni come sguardo. Interessante le analisi sortite da “L’ultima parola”. Tra il preoccupato, ma non si dice, il masticamento amaro, ma non deve trasparire troppo.
A Ballarò martedì scorso, invece, Gianantonio Stella e Mario Calabresi hanno sottolineato un altro particolare mica da nulla: “I tanti giovani inseriti nelle liste dei 5 stelle”.
Mi chiedo, ma era davvero difficile intuire che, post dopo post, video in Rete dopo video in Rete ecc. non potesse succedere qualcosa?
Nel 2008 Time aveva inserito Grillo (che continuo ad amare di più per i suoi “Te la dò io – America e Brasile-) tra i blogger più influenti al mondo.
La strategia comunicativa è partita da molto lontano e per chi è rimasto come approccio al Novecento, risulta alternativa. Peccato che, come dimostrano le aziende, è la predominante e quella attualmente più utilizzata. Senza dimenticare che il 1989 è stato l’anno che ha sancito la fine delle ideologie e dei blocchi.
La Rete ha messo in crisi tutto ciò che era tradizionale: l’informazione, le Pubbliche Relazioni, la reputazione delle aziende: non doveva mettere nei “guai” pure la politica già agonizzante?
Tlà, più che mai necessario questa volta!
Pubblicato da fabiomuzzio 


