Il valore dell’Europa

2 febbraio 2011

Nei mesi scorsi, vale a dire fino a inizio settembre, abbiamo sentito le continue lamentele per l’assenza del Ministro delle Sviluppo economico.

Continui rimandi, continue promesse e poi arrivò Paolo Romani, presentato come un esponente politico che conosce bene la TV tanto dall’essere l’inventore del format “Colpo grosso”.

“Cin, cin” allora, come diceva l’inizio della canzone delle fruttine prelibate tutte da assaggiare. Certo, resta da chiedersi che relazione ci sia tra il capire di TV e lo sviluppo economico.

O forse qualcosa mi è sfuggito?

Da nessuna parte, invece, sento sottolineare un’altra assenza pesante nel nostro Esecutivo: quella del Ministro per le Politiche Europee. Da quando Adolfo Urso ha lasciato l’incarico, aderendo a FLI, il posto è rimasto vacante, nemmeno sostituito da un interim alla “Ghe pensi mi”, come diceva anche il grande Tino Scotti.

L’Europa, quindi, non è importante? A sentire alcuni dei nostri politici sembrerebbe un luogo da esilio, per dirla alla Clemente Mastella (quello che durante una manifestazione all’estero esclamò alla polizia “I’am American Wife: echeccazz…”.

Oppure luogo da presenza minima necessaria per non perdere la diaria, come accadde a Renato Brunetta che, in quanto a rigore, è valoroso combattente appena rientra tra i confini italici.

Oppure luogo dove per la scelta delle candidature si fanno addirittura i casting, perché, si sa, la politica è sempre un po’ teatrino.

Verrebbe da concludere che il Parlamento europeo, luogo fondamentale per le politiche di indirizzo di tutti gli aderenti, non ha tutta questa importanza. Come non ce l’ha il fatto di sedersi in uno scranno a difendere le sorti del proprio Paese.

E non ha importanza nemmeno per chi ha continuato a portare avanti la battaglia sul precedente vuoto nel Governo.

Non stupisce, quindi, che possa diminuire la percentuale di vero succo di arancia nelle nostre bevande,  come capitato lo scorso anno. Come se noi fossimo produttori di arance, echecazz (cit).

In attesa che, forse, su quella poltrona si accomodi il “responsabile” di turno, cercare di ricordare se una delle ragazze Cin Cin avesse sul reggiseno il simbolo dell’arancia, l’unica cosa da esclamare è il solito…

… Tlà.


Sbaglio il conteggio?

30 gennaio 2011

Un tempo in pubblicità c’era il monito di aver sbagliato il candeggio.

In questo momento, invece, sono pervaso di aver sbagliato il conteggio.

Sento ripetere da più parti che il nostro Governo ha la maggioranza alla Camera dei Deputati, perché si avvale di 314 voti.

Ma 314 non è maggioranza alla Camera.

A me risulta che i deputati siano 630. Ho preso carta e matita, così è più facile cancellare se sbaglio.

Ho diviso per due e ho ottenuto 315: bene.

Mi hanno sempre insegnato che la maggioranza relativa è data dalla metà più uno. Nel nostro caso, quindi, 316.

E allora?

Tenuto conto che il presidente della Camera non partecipa al voto, se non sbaglio, di voti contro ne rimarrebbero 315.

Da qui, mi sembra che siano 314 pro e 315 contro.

Qualcuno mi può aiutare a capire?

Tlà


Se esistesse un premio del Tlà

2 settembre 2010

E se esistesse un premio per il Tlà dell’anno? Insomma quell’uscita disincanta, sorniona, di chi sa tutto e fa finta di niente, di chi lascia correre fino al momento giusto, un bel Tlà da far risuonare?

Non avrei dubbi, lo assegnerei al nostro Presidente della Repubblica.

Due giorni di visita privata a Venezia e due Tlà stupendi, indelebili, disarmanti e non censurabili dal TG1 (anche se li spiega poco e li nasconde un po’).

Devo dire che Giorgio Napolitano ha sfoderato un’ironia e un’eleganza degne di un vero Presidente, che lancia messaggi netti, inconfutabili e molto semplici e che potevano essere ancora più sintetici, con il nostro Tlà.

Ieri gli chiedono della legge sul processo breve, sulla quale, negli ultimi quindici giorni, la nostra classe politica sembra interpretare nel nuovo teatrino della politica la solita commedia da portineria, con la manfrina sul Governo che ora pare in bilico e ora durare, almeno fino a Primavera. E se Berlusconi rinforza il Milan, perché è meglio essere in campagna elettorale, magari da primi o secondi in classifica e non da perdenti, il Presidente, alla domanda su questa legge, evita ogni risposta, tirandosene fuori, poi calo il “carico” come si dice nella briscola: “Avete visto che fine ha fatto la legge sulle intercettazioni?”. Il giornalista che, in un certo senso ci è cascato ha risposto: “Su un binario morto” e il Presidente  ha confermato, come se sapesse giusto. Ci fosse stato uno delle mie parti avrebbe detto Tlà.

Oggi, poi, ha ribadito che, invece di parlare di processi, in realtà di uno solo, ma lo diciamo noi, sarebbe meglio parlare di lavoro e occupazione. Un giornalista lo ha incalzato: “Servirebbe un Ministro dello Sviluppo economico?”. Napolitano, con una risposta molto serafica: “Farò presente”. Ecco un altro Tlà grandioso, forse il migliore.

Grazie Presidente!

Tlà


La memoria del teatrino

24 agosto 2010

Tempi dura per la politica italiana. E di scarsa memoria collettiva.

Armandomi di molti Tlà preventivi andiamo con ordine.

Un partito si rompe e per cacciare la fronda si convocano 37 delegati provvisti auto blu in una casa che non è quella messa disposizione dalla collettività: nessuno dice nulla.

Campagne mediatiche: illegittime se Repubblica formula 10 domande a Berlusconi. Legittime se Il Giornale le pone a Fini. Nessuno dice nulla.

fonte, camera.it

Se si parla dei processi di Berlusconi è campagna mediatica e utilizzo della Magistratura per scopi politici, ma se un quotidiano distrugge un Direttore di Avvenire è solo portare in prima pagina notizie, tenute chissà perché nel cassetto. Notizie poi false. Ma non è distruggere a mezzo stampa qualcuno? Nessuno dice nulla.

Un partito accusato di essere sempre al centro di scandali si combatte a suon di scoop: io rubo, tu rubi, egli ruba. Noi rubiamo quindi nessuno ruba. Non importa che le notizie siano vere o false, confermate o prive di fondamento, ma viene da chiedersi: ma è così che funziona in politica? E un elettore cosa deve fare: scegliere nella propria parte chi ruba di meno? E non quello onesto? Nessuno dice nulla.

Teatrino della politica. E’ dal 1994 che me lo sento ripetere.

Teatrino della politica: mezzucci, discussioni, polemiche, uscite dal Governo, appoggi esterni, uscite dalla porta e rientri dalla finestra ecc.. Mi sembra di vivere questi giorni. Almeno al 95%. Il censore del teatrino è diventato il capo anche della compagnia. E nessuno dice nulla.

Governi che cadono: discussioni infinite tra Costituzione formale e materiale. Peccato che il potere di sciogliere una o entrambe le Camere sia assegnato al Capo dello Stato. Qui si invitano almeno i costituzionalisti a dirlo. Qualcuna dice qualcosa.

Governi che cadono 2: “Se cade il Governo si va alle elezioni dice Bossi, deve essere così per non tradire l’elettorato”. Memoria che ritorna: nel 1994 il primo esecutivo Berlusconi cadde per il “tradimento” di Bossi e Buttiglione. Nessuno dice nulla.

fonte, camera.it

Tradimento dell’elettorato e maggioranze differenti: se si crea una maggioranza diverse uscite dalle urne è tradire la volontà della “gente”. E puntellare la maggioranza con chi le elezioni le ha perse? I casi sono due o non è tradimento cambiare maggioranza, come prescrive la Costituzione oppure è tradimento anche portare dentro chi ha perso. Prendiamo, per esempio,

Francesco Rutelli, fonte senato.it

un elettore del PD o di medesima area che ha votato Rutelli, magari turandosi il naso: e se lo ritrovasse al Governo con Berlusconi? Nessuno dice niente.

Io dico almeno Tlà.


La matematica non è un’opinione, la politica sì

30 luglio 2010

Tuttavia non è detto che la politica non sia matematica.

Andiamo con ordine.

Due divorzi in un anno sono davvero un bel record. Berlusconi ha colmato anche questo traguardo: altro che Liz Taylor!

Dopo la moglie che gli diede il benservito, ieri, per tornare protagonista e artefice del suo destino ha epurato Gianfranco Fini

foto da camera.it

dal partito che, per la serie non faccio una piega e nemmeno un plissè, rimane dov’è. Tlà.

A parte questo mi è venuto in mente ciò che ci si è sentito ripetere da sempre: la matematica non è un’opinione. Non mi addentro nelle possibili congetture filosofiche e faccio mia la considerazione.

La politica, invece, è sì opinione. Per carità, ogni tanto meglio sembrerebbe meglio che ve ne fosse una sola: la storia, soprattutto nei partiti carismatici, ha funzionato così. Chi non è d’accordo, come dicono dalle mie parti “A l’us” (quella è la porta).

Da ieri sera, solo dopo l’annuncio di Berlusconi

fonte, camera.it

in prima persona davanti ai giornalisti convocati ad ascoltarlo, è partita la solita ridda di pronostici. In realtà “A l’us” Fini era già stato messo da Augusto Minzolini intorno alle 20.05 in uno dei suoi rari, per fortuna, cosiddetti editoriali, nei quali enucleava tutte le ragioni, aggiungendo anche qualche considerazione sulle ultime inchieste e sulla situazione economica (chi volesse vederlo clicchi sull’immagine del Direttore del TG1). Mi è sorto il dubbio che Daniele Capezzone fosse in vacanza… Tlà. Minzolini doppio lavorista? Che male c’è, è in media con il primo precario che non ce l’ha.

Torniamo alla ridda e alla matematica: quanti Deputati avrà Fini alla Camera? Quanti Senatori avrà Fini al Senato? E giù numeri, ipotesi, conti sulla tenuta del Governo, sulle prossime mosse, sulla difficile situazione numerica per i passaggi più delicati, sui possibili ribaltini o ribaltoni. Numeri, numeri ancora numeri e previsioni, persino di quanti voti potrebbe prendere l’epurato alle urne.

Qualcuno ha iniziato pure a caldeggiare elezioni anticipate in autunno, addirittura Barenghi, si è spinto ad affermare: “In questi anni Berlusconi ha infranto molte consuetudini, elezioni in autunno”.

Nulla da eccepire sulla tradizione, per così dire politico-deviante di quello che chiamano Premier in uno Stato Parlamentare, ma ce ne fosse uno che, dotato di realismo, profuso in una considerazione veritiera, abbia operato una semplice operazione matematica, per carità con l’ausilio del calendario, per dedurre che le Camere verranno sciolte, forse, solo nella prossima primavera: perché?

L’attuale Legislatura, la XVI della Repubblica italiana, è iniziata il 29 aprile 2008. Se non vengono raggiunti i 2 anni e 6 mesi chi è stato eletto per la prima volta perde la pensione. Tlà…

La scadenza baby pensionistica nel Paese che la deve innalzare per non fare la fine della Grecia, sarebbe solo al 30 di ottobre. Fattibile? Non scherziamo. Riprendiamo il calendario, no, non quello del Ministro, perché le date non vanno bene e aggiungiamoci 60 giorni almeno tra lo scioglimento e il nuovo insediamento. Cosa succederebbe? La campagna elettorale come pacco natalizio!

Gli italiani sarebbero immersi nei regali, Vespa nel mostrarli insieme a qualche vip nella sua trasmissione.

Per carità, non che di pacchi non ce ne siano già stato regalato qualcuno, ma dove le mettiamo le vacanze e i ponti? Poi ci sarebbe di mezzo la Befana, i ponti sulla neve ecc. ecc..

Insomma, rivestiamo i panni del politico, che ogni giorno deve pensare al bene di tutti, adoperarsi per migliorare le condizioni di ognuno noi, impegnarsi a portare l’amore e la pace in ogni angolo dello Stivale. Tutti buoni propositi da individui avveduti, mica da fessi. La matematica è materia difficile, mica un’opinione, no?

Tlà


9,2%

6 maggio 2010

Che ne dite di questa percentuale?

E’ irrilevante?

E’ notevole?

E’ normale.

Dipende, certo, a che cosa si riferisce.

E se vi dicessi che questa era la percentuale di Deputati della Repubblica italiana presenti oggi pomeriggio durante il dibattito sulla Grecia?

Ebbene sì, 58 Deputati si sono accomodati sui loro scranni e poi qualcuno di loro ha preso la parola dopo l’intervento che il nostro Ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, ha tenuto in merito alla crisi economica che riguarda un Paese così vicino a noi “Una faccia, un razza” diceva il Pope in Mediterraneo di Gabriele Salvatores al Capitano interpretato da Claudio Bigagli.

Non so se sia più ironico chiedersi cosa ci facessero 58 Deputati sul loro posto di lavoro o domandarsi dove fossero gli altri 572.

Chi se ne importa di un popolo in ginocchio, di tre morti, del rischio dell’estendersi della crisi sulla quale, se servirà, sarà cura ammorbare orecchie e occhi attraverso tutti i canali media.

E se una buona percentuale di loro sarà stata impegnata negli estenuanti talk show televisivi con tanto di trucco e parrucco per essere impeccabili, mi chiedo se gli altri fossero a sottolineare la necessità di sacrifici, l’aumento dell’età pensionabile, le possibili politiche del lavoro, di lotta alla precarietà, di bisogno di testimonianza civile e, ovviamente, di efficienza sul lavoro e di incentivi per chi ha un alto rendimento, come si diceva, per l’ennesima volta per i Professori della scuola pubblica non più tardi di qualche giorno fa.

Tlà


Il peggio della Prima Repubblica a chi?

30 aprile 2010
Berlusconi è come Vanna Marchi e Tremonti è come il suo Mago do Nascimento”. Sapete chi lo ha detto? Qualcuno se lo ricorderà, ma per chi non lo sapesse è stato, nel 2006, Daniele Capezzone.

Daniele Capezzone (fonte camera.it, XV legislatura)

Sì, Capezzone, l’ex radicale, uscito sbattendo la porta dopo una lite furibonda con Pannella e Bonino e migrato tra le fila del PDL. Niente di male, nulla di anormale, nulla da rimproverare.

Non entro nel merito della gustosa battuta e nemmeno sul fatto che, non più tardi di qualche giorno fa, lo stesso esponente politico ha affermato: “Gli italiani stanno con Berlusconi”. A parte che non è detto che tutti gli italiani siano dalla parte di Berlusconi e sarebbe stato meglio dire: “La maggioranza andata alle urne e che ha votato Berlusconi”, considerazione non smentibile, devo dire che il buon Daniele, mai un capello fuori posto, ne ha sparata una migliore, anzi da cineteca. Altro che Vanna e il suo Mago quando vendevano il sale e terni al lotto.

A proposito di Fini e il suo dissenso si è lasciato andare alla considerazione che quello che sta accadendo sia il peggio della Prima Repubblica, vale a dire correnti e messa in discussione del Capo.

Siccome io, come lui del resto, nella Prima Repubblica ci sono nato e, a quanto pare, lui ha saputo sguazzarci molto meglio di me, devo dire che ho sobbalzato. Ma come, il fulcro della Democrazia, quella con la D maiuscola è dissentire, portare posizioni differenti e non omologate, con argomenti e proposte. E’ proprio nei regime meno democratici, con d minuscola, che esiste il pensiero unico. Lui che era Radicale, quindi portato all’apertura e all’approccio liberale per certi versi anche mentale, mi è caduto sul troppo amore per il Capo.

Un tempo il pensiero unico, o centralismo democratico, era una dei peggiori rimproveri mossi al P.C.I., adesso pare che debba essere la regola, anzi quello berlusconiano qualcuno l’ha ribattezzato il centralismo carismatico. Per storia personale mi diverte di più e trovo più azzeccato il termine Sultanato per indicare il nostro Paese.

E io che pensavo che il peggio della Prima Repubblica fosse stato Tangentopoli, le stragi senza un nome ufficiale, il debito pubblico che ci ha portato a sfiorare la bancarotta o i voltagabbana (ogni riferimento non è casuale). No, non è così, il peggio di quello che c’era prima era il dissenso e la corrente.

E per chi si è gustato le lotte tra dorotei e morotei, tra la corrente di Patuelli e quella di Zanone, delle tante divisioni a sinistra, ha scoperto che non è così.

A meno che per Capezzone (qui troverete le altre perle storiche) il pensiero unico sia anche uno stile politico: ne porta avanti uno solo, a seconda di dove decidere di spostarsi.

Tlà


Quel conto che non mi torna sul federalismo

27 aprile 2010

Ho sentito l’Onorevole Roberto Cota (nella foto sotto), oggi Presidente della Regione Piemonte, nel corso di Ballarò spiegare cosa sia il federalismo. Io rimango alla dottrina di Carlo Cattaneo, ma lasciamo perdere.

Roberto Cota, fonte camera.it

L’esempio scolastico utilizzato è stato quello della siringa. Non so se per un’iniezione di fiducia, ma sono rimasto non dico allibito, quanto sorpreso. Può darsi che sia io, però, a non capire.

Riprendiamo l’esempio: se una siringa nella sanità costa 3 euro in Piemonte e 7 euro in Calabria, per stabilire il costo si fa la media. Vale a dire il costo di una siringa per tutte le regione deve essere 5 euro.

E operiamola questa media e non voglio sindacare sul perché debba costare, sempre in via ipotetica, più del doppio in una regione rispetto all’altra.

Ciò che mi ha lasciato perplesso è che, stabilito 5, lo spreco è 2. Vale a dire verrebbe considerato uno spreco pagare più di 5 euro una siringa. Io direi che lo spreco sia 4.

Sarà che ho avuto esperienze differenti sui costi a cui aggiungo quel buonsenso che spesso sento sventolare, ma, secondo me, se in una Regione una siringa costa 3 euro, quello deve essere il prezzo per tutte le altre. Basta chiedere quale sia il fornitore e affidarsi a lui.

Non dovrebbe essere questo  il vero federalismo?

Tlà


La prova del nove

22 aprile 2010

Quale differenza passa tra un’azienda e un partito?

Nessuna.

E’ dal 1994 che Silvio Berlusconi ha immesso nell’arena politica questa concezione.

Questa affermazione non è negativa, ma oggettiva.

Non dico inconfutabile, ci mancherebbe, ma evidente.

Veniamo al dunque.

Un’azienda è strutturata con diverse figure, dal Presidente, all’Amministratore delegato, dal Direttore generale al Consiglio di amministrazione e via via tutto il resto. Così è stata concepita Forza Italia, prima, il PDL oggi e il Governo quando ne è stata assunta la guida da parte del Cavaliere.

Oggi ho ascoltato le diverse edizioni dei nostri TG: chi più critico, chi più allineato. Poco importa. L’unica sensazione comune ricavata dai servizi è che, più di un convegno, dove verificare diverse posizioni, si sia trattato di un regolamento di conti di un Consiglio di amministrazione.

Accuse di tradimento, opinioni strategiche differenti che devono avere come conseguenza l’uscita dal partito con l’aggiunta della carica ricoperta, in questo caso la Presidenza della Camera, in quanto frutto di una assegnazione più che di un’elezione.

E’ prematuro capire cosa succederà, quali saranno gli scenari e le future alleanze che andranno a formarsi. Non è questo l’argomento di cui voglio parlare.

Torno, piuttosto, alla troppa sovrapposizione tra una visione aziendale, nel quale il “padrone” comanda e decide su tutto, per tutti e, di conseguenza sul partito.

E’ rituale sentire ribadire che non esiste abbastanza potere e ne viene richiesto sempre di più: la politica, però, è compromesso, discussione, relazione. L’azienda no. Una decisione deve essere presa subito, indugiare è perdere fatturato. In politica, invece, è il tempo a ripagare. E così la capacità passa dal Decreto governativo e non più dal dibattito parlamentare.

Andiamo su un altro aspetto: la nomina, per scelta dei Deputati e dei Senatori, dove si assiste alla medesima situazione di un’impresa: il capo decide, per sua scelta o suggerimento, chi far entrare e chi far uscire.

Un altro aspetto è la libertà assoluta che deve associarsi al fatto di non essere mai messi in discussione. Questo accade. E chi non ci sta o è fuori o deve andarsene.

Il capo, poi, deve essere osannato e non contestato e nemmeno occorre dargli troppi suggerimenti o sottoporgli problemi. Questi li risolve lui e solo lui.

La storia del partito-azienda è arcinota e vecchia, oggi c’è stata la prova del nove. Non si tratta di carisma, ma di potere decisionale su una proprietà personale.

L’aspetto negativo, ricavato da quanto è maturato negli ultimi anni, è il progetto di realizzare una Destra europea anche per l’Italia, ben diversa da quella attuale esistente in Italia. E’ curioso, quasi paradossale, che quel tentativo lo stia cercando di realizzare proprio il figlio diretto di quella Destra da sempre nel DNA della nostra società e che è maggioranza del Paese.

Tlà


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